Implantologia senza osso | Implantologia Zigomatica | Impianti Dentali Zigomatici
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Impianti Zigomatici tutto quello che devi sapere sull’implantologia Zigomatica

impianti zigomatici senza gengivaPROTESI DENTALE IMPIANTI ZIGOMATICI
  1. Paziente Atrofico?
  2. Vittima di malpractice medica?
  3. Paziente con gravi fallimenti alle spalle?
  4. Pazienti con innesti d’osso autologo non guarito?
  5. Pazienti con grandi rialzi del seno mascellare non consolidato?
  6. Pazienti portatori di protesi dentale removibile da molti anni?
  7. Paziente non soddisfatto della soluzione con protesi a bottoni?
  8. Paziente con impianti dentali spezzati nell’osso?
  9. Pazienti, mai giunti alla soluzione fissa?
  10. Pazienti insoddisfatti della propria soluzione ottenuta dopo l’intervento?
  11. Pazienti con l’implantologia dentale fallita?
  12. Paziente con una parte di impianti falliti o totali?
  13. Pazienti con casi giudicati irrisolvibili?
  14. Pazienti con malformazioni ossee mascellari?
  15. Pazienti che si vergognano del proprio aspetto dentale?
  16. Pazienti, con porzioni di osso mascellare mancante?

Segue nostra tecnica del doppio cerchiaggio dei seni mascellari, con inserimento impianti dentali speciali Pterigoidei, per evitare innesti e rialzi, baipassano i seni mascellari superiori atrofici, andandosi ad ancorare nelle ossa basali del Palatino/Pterigoideo + Inserimento frontale in Premaxilla di 2 impianti 18 mm Nasali + 2/4 impianti ordinari trasverali, risolvendo il caso clinico atrofico evitando innesti e rialzi, sotto la documentazione con tac per capire il posizionamento e la tecnica.

Qualsiasi sia la tua motivazione, che ti inchioda oggi nel 2021 all’edentulia forzata, che ti genera una condizione di continuo stress e sofferenza, siamo pronti ad intervenire intercedento per la tua totale liberazione, per tornare nuovamente ad ottenere una nuova masticazione fissa, stabile, definitiva estetica.

Implantologia dentale con inserimento impianti dentari, per protesi fissa per gravi o gravissimi atrofie mascellari. In questa pagina il paziente atrofico, con grave o gravissimo riassorbimento d’osso mascellare trova e puo’ visionare tutte le tecniche ed impianti dentali speciali, che contribuiscono alla propria riabilitazione.

Oggi fortunatamente sei capitato proprio sul sito tra i pochissimi massimi esperti di anatomia atrofica dei mascellari, che possono offrirti innumerevoli soluzioni fisse, tramite tecniche implantari messe appunto e progettate dal Dott Prof Roberto Conte e la sua fantastica Equipe.

Rimane solo da approfondire tramite una visita specialistica la tua zona atrofica, con l’utilizzo di una tac cone beam, al termine della quale, possiamo inviare i file d’immagine dicom al laboratorio per la realizzazione di un modellino stereolitografico a grandezza naturale, che repicherà fedelmente a grandezza naturale 1 a 1 il tuo processo zigomatico.

Con il manufatto nelle proprie mani il professore potrà senza ulteriore indagini, architettare, misurare, verificare e progettare la tua riabilitazione.

Questo progetto, verrà trasferito nella tua bocca lo stesso giorno dell’intervento, realizzando l’inpalcatura, fissa, che all’interno delle tue ossa basali, potranno sorreggere in maniera fissa e stabile tutta la protesi dentale circolare, che ti servirà per la masticazione e l’estetica.

In questa pagina dedicata all’implantologia dentale atrofica, con soluzioni di implantologia dentale fissa, tramite l’utilizzo di impianti dentali speciali, tra i quali gli impianti zigomatici, puoi visualizzare e leggere e approfondire tutta una serie di casistiche, che ti offriranno, l’opportunità, prima di tutto di capire e comprendere la tecnica dell’implantologia zigomatica.

Secondariamente vedere esattamente come risulta strutturata questa tecnica zigomatica, di quanti impianti necessita per la propria realizzazione, dove vengono inseriti gli impianti dentali zigomatici, con quale inclinazione.

Visionare il risultato funzionale, come funzionano gli impianti dentali zigomatici inseriti, sotto la compressione della masticazione, dove le forze, entrano in gioco e dove risulta maggiore la pressione durante le fasi della masticazione.

Il risultato funzionale, come incide sul risultato estetico, visionare e comprendere, per meglio valutare per poi decidere, l’estetica dell’insieme,

Analizzare le forze in campo, la loro posizione, eventuali sbilanciamenti in una o l’altra direzione e tutto cio’ come influisce nell’inserimento della protesi dentale fissa su impianti dentali zigomatici.

Guardiamo come?

Puoi visionare alcuni casi clinici con foto, disegni, confronti tecniche di implantologia zigomatica, puoi leggere le varie recensioni di pazienti, senza osso, che prima di tè e come tè si sono trovati nelle tue stesse condizioni, per poi decidere di sottoporsi una volta per tutte alla riabilitazione dentale con l’inserimento di impianti zigomatici.

Guarda alcuni casi video, per riuscire a vedere come realmente avviene l’intervento e se esistono, procedure e operazioni, che nell’eventualità non conosci o non sapevi, risulta molto importante informarsi, in special modo con questa tipologie di tecniche, che non sono equiparabili ad un semplice caso implantologico di carico immediato in presenza di osso abbondante.

Generalmente pe questa specifica tipologia di intervento, si maneggeranno zone sensibili del mascellare e si incontreranno, vene, arterie e nervi per questa ragiove ci si deve affidare a medici molto esperti con molta esperienza chirurgica e di gestione di queste zone anatomiche.

ATTENZIONE!!! Tutto il discorso cambia quando si parla di gravi atrofie mascellari, in questa eventualità, se si vuole la garanzia di successo, bisognerà ricorrere a tecniche complesse al contempo innovative, che possono offrire tutta quella serie di garanzie strutturali, che concorreranno al successo dell’intera operazione.

Queste tecniche prevedono il taglio dei lembi, la scollatura del mascellare superiore, per giungere al lembo d’ingresso per portare a compimento la tecnica di inserimento degli impianti zigomatici.

In queste zone risiedono tantissimi collegamenti anatomici particolari, molto sensibili, pericolosi, nervi, arterie, vene e reticoli nervosi molto sensibili al contatto.

Per queste ragioni, il medico, che troverete, che accetterà di operarvi, deve essere un medico esperto, che abbia una ottima padronanza chirurgica, tramite la sensibilità della propria mano, lo stesso, deve conoscere assolutamente bene le zone, che dovrà andare a trattare, oltre possedere le risposte cliniche celeri, nell’eventualità dovesse malauguratamente capitare una variabile complicanza.

Pultroppo negli ultimi 12 mesi si sono molltiplicati i pazienti, giunti presso il nostro studio di Padova con la richiesta di nuovi interventi per recuperare interventi eseguiti e non riusciti.

STATE SEMPRE ATTENTI, NON FIDATEVI, CERCATE E RICERCATE, CONFRONTATE E APPROFONDITE, CHIEDETE E RICHIEDETE.

Ora passiamo alle soluzioni dentali vere e proprie con gli esempi di alcuni casi clinici, oggi parleremo in prevalenza e visioneremo esclusivamente pazienti riabilitati, con la nostra tecnica di implantologia PterigoZigomatica, che offre alcune migliorie, rispetto alla classica ed ordinaria tecnica implantare dei 4 impianti zigomatici detta anche QUAD – BUONA VISIONE. (Successivamente se vuoi vedere e approfondire le informazioni utili, per comprendere le differenze, nelle tecniche di implantologia zigomatica, in fondo alla pagina, puoi trovarle.)

Se sei un paziente, con grave atrofia del mascellare superiore o della mandibola inferiore, sappi, che nel centro specialistico in Padova o Messina, puoi trovare porofessionisti all’avanguardia, che detengono tutto un bagaglio di esperienze tali, da offrirti, le migliori soluzioni tecniche oggi nel panorama sanitario, per riabilitare la tua patologia dentale con una protesi fissa.

Le nostre soluzioni atrofiche, si avvalgono delle tecniche chirurgiche di ultima generazione, che offrono al paziente edentulo atrofico l’opportunità di tornare a masticare con una protesi dentale fissa, senza dover ricorrere ad innesti d’osso autologhi e grandi rialzi del seno mascellare.

Perchè voi riuscireste a riabilitare un paziente atrofico, senza ricorrere ad innesti e grandi rialzi, quando altri non riescono?

Noi riusciamo a giungere al successo nelle riabilitazioni fisse su pazienti atrofici, perchè ci avvaliamo di tecniche all’avanguardia e innovative, queste soluzioni, ci giungono da anni e anni d’esperienza pionieristica, su dissezione di cadavere a Lyone in Francia, svariate ricerche, ci offrono oggi la certezza della tecnica e del risultato, trasferito, su protocolli di azione chirurgica estremamente severi.

L’azione pionieristica svolta in piu’ di 43 anni di esperienza oggi ci offre l’opportunità di poter contare su soluzioni celeri ed efficaci, che si basano, sull’utilizzo delle ossa basali.

Cosa sono le ossa basali?

Le ossa basali, sono ossa, che ogni idividuo possiede, ultimi pilastri di resistenza, nel sorreggere il cranio, una volta che le ossa alveolari del mascellare e della mandibola risultano completamente atrofizzati a causa dell’assenza degli elementi dentali.

L’assenza degli elementi dentali implica l’assenza della masticazione, quest’ultima in azione, inviava segnali alle nostre cellule dette osteoblasti che sollecitate generavano nuovo osso. Cessando la masticazione, cessando lo stimolo di conseguenza gli osteoblasti, non generano più nuovo osso e di consuguenza le ossa alveolari di mascellare e mandibola si atrofizzano definitivamente.

In mancanza di queste ossa alveolari, del mascellare e della mandibolare, chi sosterrà la postura eretta del cranio?

Le ossa basali:

  • 1 Osso del processo canino
  • 2 Osso del processo zigomatico
  • 3 Osso del processo Palatino/Pterigoideo

Cosa possiamo fare con le ossa basali?

Ci forniscono i nuovi siti d’osso per l’ancoraggio degli impianti dentali.

Quale particolarità hanno queste ossa basali rispetto alle ossa alveolari?

Le ossa basali sono molto dure e resistenti in oltre non si consumano nell’arco del tempo, essendo osso basale, ultimo osso pilastro di resistenza, per il sorreggimento del nostro cranio.

Questa loro particolarità, non si consumano nell’arco del tempo e la loro dura resistenza, li rende perfetti candidati ancorabili per gli impianti dentali.

In un soggetto completamente edentulo, con un’ assenza di osso mascellare totale, sia frontale che posteriore, bastano 4 impianti per risolvere il caso clinico atrofico con una protesi dentale fissa, funzionale ed estetica,

Inserendo 2 impianti zigomatici, uno per ogni zigomo, osso basale del processo zigomatico, ulteriori 2 impianti dentali pterigoidei, uno per ogni zona posteriore molare nell’osso basale PalatinoPterigoideo, possiamo mettere a regime una dentatura fissa, con protesi dentale, che si sorregge su 4 pilastri in titanio, ancorati alle ossa basali.

Se sei un paziente con gravi problematiche di atrofia mascellare o mandibolare, puoi contattarci al 388 7527525 per fissare un appuntamento nella città di Messina per eseguire la prima visita, per verificare le tue condizioni attuali, successivamente eseguire una diagnosi,  piano di cura, tecnica riabilitativa e spese.

Se il paziente accetterà il preventivo ed il piano di cure, il giorno stesso, preleveremo gli alginati, impronte dentali, per la realizzazione delle protesi provvisorie, che saranno immediatamente disponibili al montaggio il giorno stesso dell’intervento.

Al termine nello stesso giorno, il paziente tornerà al proprio domicilio, con i denti, a carico immediato o differito.

Al termine dei 6 mesi, avvenuta l’osteointegrazione degli impianti dentali nelle ossa basali, si sostituiranno le protesi provvisorie con quelle definitive,

Quado parliamo di gravissime atrofie, stiamo parlando di impianti zigomatici, tecnica, che oggi è divenuta cavallo di battaglia di ogni studio o centro dentistico.

La particolarità, che ormai da tempo ci contraddistingue è che noi di Implantologia Network non ci accontentiamo, desideriamo sempre offrire il meglio al nostro paziente.

Per questo motivo, visionando e valutando la tecnica ordinaria dell’implantologia zigomatica attuale, detta QUAD con inserimento di 4 impianti dentali zigomatici, tutti e 4 ancorati frontalmente 2 impianti zigomatici per ogni zigomo, ne abbiamo notato immediatamente i limiti.

Per questa ragione, abbiamo voluto progettarne una variante, da questa nostra idea è nata l’implantologia PterigoZigomatica, varia dalla classica implantologia zigomatica da:

  • 1 Numero di impianti dentali utilizzati,
  • 2 Dalla forma degli stessi
  • 3 Dalle zone differenti di ancoraggio.

Da queste differenze risultano palesi i benefici riscontrati dal confronto con la nostra tecnica.che andiamo ad elencare:

  • 1)  Migliore stabilità
  • 2)  Miglior equilibrio delle foze distribuite sulla protesi in fasi masticatoria.
  • 3)  Migliore percezione e confort
  • 4)  Migliore estetica

CONCLUDIAMO QUESTO NOSTRO APPROFONDIMENTO INFORMATIVO A BENEFICIO DEL PAZIENTE CON IL CONFRONTO VISIVO DELLE DUE TECNICHE sicuramente non bisognerà essere un medico, per CARPIRNE INTUENDO  le differenze.

Perchè SAPPIAMO TUTTI CHE un’immagine vale piu’ di 100 parole,

Implantologia Zigomatica Tecniche a Confronto

IMMAGINE SOTTO 4 ZIGOMATICI IMMAGINE SOPRA 2 ZIGOMATICI 2 PTERIGOIDEI

impianti zigomatici foto di tecniche a confrontoimpianti zigomatici foto di tecniche a confronto

Impianti Zigomatici due differenti tecniche

IMMAGINE SINISTRA 4 ZIGOMATICI IMMAGINE DESTRA 2 ZIGOMATICI 2 PTERIGOIDEI

L’implantologia non può prescindere da una profonda conoscenza anatomica

Il cavo orale rappresenta per tutti un distretto estremamente complesso.

DOTT. PROF. ROBERTO CONTE

  • Diplomato nel Corso di Specialità di Anatomia Implantologica presso l’Universitè Claude Bernard Lyon 1.
  • Docente nel Corso di Specialità di Anatomia Implantologica Università Claude Bernard Lyon 1.
  • Docente nel Corso di Specialità di Anatomia Implantologica Università Jean Monnet Saint Etienne.

Presso la nostra sede di Padova, nulla si nasconde è tutto eseguito e realizzato alla luce del sole, anche quando si parla dei rischi, siamo onesti e trasparenti, senza OMETTERE NULLA. Desideriamo che il paziente deve assolutamente essere informato di tutto e comprendere appieno tutti gli eventuali rischi che potrebbero verificarsi durante gli interventi.

Sicuramente è vero, che se ci si affida a medici esperti, che conoscono molto bene le parti anatomiche dell’essere umano, i rischi si comprimono notevolmente.

  1. Impianti Zigomatici Complicanza
  2. Impianti Zigomatici Pro e contro 
  3. Impianti Zigomatici Controindicazioni
  4. Implantologia Zigomatica Rischi

Complicanze Mascellare Superiore

Settore Tuber-Pterigoideo

Settore Subantrale

Dissezione su cadavere fresco del mascellare anteriore
A-C Dissezione del PIANO MUCOSO che evidenzia la presenza di numerosi ramuscoli arteriosi terminali originati da rami dell’arteria faciale (arteria labiale superiore) e dell’arteria infraorbitaria.

1 Arteria labiale superiore;
2 Rami sensitivi del nervo infraorbitano

D. Ramuscoli dell’arteria labiale decorrono nella sottomucosa insieme ai rami sensitivi del nervo infraorbitario.

1 Rami sensitivi del nervo infraorbitaro;
2 Rami dell’arteria labiale

E. I RAMI terminali SENSITIVI del NERVO INFRAORBITARIO si trovano subito al di sotto della mucosa

F. Nel contesto della muscolatura mimica del fornice vestibolare superiore e della regione perilabiale decorrono numerosi vasetti arteriosi che sono responsabili di sanguinamene in caso di DISSEZIONE EPIPERIOSTALE
G. Quasi tutti i rami arteriosi si trovano tra piano muscolare e piano epiperiostale; nella parte alta della dissezione è visibile L’ARTERIA LABIALE SUPERIORE

1 ) FORO INFRAORBITANO e fascio neurovascolare omonimo

h-l LO SCOLLAMENTO SOTTOPERIOSTALE riduce molto il sanguinamene, in quanto la dissezione avviene al di sotto del piano vascolare; nella parte alta della dissezione sono visibili il forame infraorbitario e il fascio neurovascolare infraorbitario

Complicanze Intra-operatorie
SETTORE ANTERIORE

TESSUTI MOLLI
VESTIBOLARE
EMORRAGIE
(NULLA DI RILEVANTE)

LESIONI NERVOSE
Durante lo scollamento vestibolare zona retro canina lesione del fascio vascolo-nervoso infraorbitario

1 ) FORO INFRAORBITANO e fascio neurovascolare omonimo

H-L LO SCOLLAMENTO SOTTOPERIOSTALE riduce molto il sanguinamene, in quanto la dissezione avviene al di sotto del piano vascolare; nella parte alta della dissezione sono visibili il forame infraorbitario e il fascio neurovascolare infraorbitario

D. Dopo rimozione del bulbo oculare e del piano osseo del pavimento dell’orbita, sono visibili i rami alveolari superiori medi che penetrano al di sotto del pavimento orbitario e si distribuiscono al mascellare superiore.

Mucosa del seno mascellare;
Nervo infraobitario;
Cornice orbitaria inferiore,
Rami terminali del nervo
infraorbitario,
Nervo alveolare superiore medio

Dissezione su cadavere:
C. DECORSO DEL NERVO INFRAORBITARIO attraverso il pavimento orbitario e alla sua uscita dal forame infraorbitario.

E. Decorso del fascio al di fuori del forame infraorbitario: il NERVO È SEMPRE ACCOMPAGNATO DA UN PLESSO VASCOLARE che si distribuisce alle regioni palpebrale, geniena, labiale, nasale

Complicanze Intra-operatorie
SETTORE ANTERIORE

TESSUTI MOLLI
VESTIBOLARE
LINGUALE
Errata incisione in zona incisale lesione arteria naso-palatina o arteria palatina anteriore

A. Rappresentazione schematica di sezione del mascellare anteriore che mene in evidenza il decorso dei vasi e dei nervi nasopalatini.

A. Rappresentazione schematica di sezione del mascellare anteriore che mene in evidenza il decorso dei vasi e dei nervi nasopalatini.

B-C. I FORAMI NASOPALATINI a livello nasale e palatale su cranio secco

D-E. Dissezione su cadavere del fascio nasopalatlno all’interno del canale dopo asportazione della corticale anteriore del mascellare anteriore e alla sua uscita dal canale

1 Arteria nasopalatina.
2 Nervo nasopalatlno

Complicanze Intra-operatorie
SETTORE ANTERIORE

TESSUTI DURI
CORPO OSSEO

Perforazione del pavimento nasale
Fenestrazione dell’imp.per errata inclinazione
dell’osteotomia(specie in tecnica flapless.
Penetrazione dell’imp. nel canale incisale

A. Cranio secco che mostra la prossimità degli apici dentali al pavimento nasale

B. Un adeguato scollamento e la PROTEZIONE DELLA MUCOSA NASALE nell’apertura piriforme sono indispensabili in caso di interventi al confine tra mascellare anteriore e cavità nasale

Complicanze Intra-operatorie
SETTORE ANTERIORE

TESSUTI DURI
CORPO OSSEO

Perforazione del pavimento nasale
Fenestrazione dell’imp.per errata inclinazione dell’osteotomia(specie in tecnica flapless.
Penetrazione dell’imp. Nel canale incisale

Complicanze Intra-operatorie
SETTORE ANTERIORE

TESSUTI DURI
CORPO OSSEO

Perforazione del pavimento nasale
Fenestrazione dell’imp.per errata inclinazione dell’osteotomia(specie in tecnica flapless.
Penetrazione dell’imp. Nel canale incisale

C-E. Esempio clinico di errore tecnico legato al non rispetto dell’anatomia locate con penetrazione di un impianto nella cavità nasale

COMPLICANZE POST-OPERATORIE

PRECOCI
TARDIVE

COMPLICANZE POST-OPERATORIE PRECOCI

Edema
Sanguinamento
Ematomi
Dolore
Infezioni (mucose ossee)

COMPLICANZE POST-OPERATORIE TARDIVE

Perdita dell’osteointegrazione

Deiescienza a livello del collo complicanze estetiche

Perdita dell’osteointegrazione

Complicanze tardive

Perdita dell’osteointegrazione

Complicanze tardive – Manifestazioni cliniche e sintomatologia: mobilità del­la protesi accompagnata da lieve dolenzia. Si evidenziano una lieve mobilità della prote­si, accompagnata da FLOGOSI dei tessuti mucosi periim-plantari e una lieve DOLENZIA durante le manovre dia­gnostiche di mobilizzazione.
Diagnosi. Si basa sull’osservazione clinica della MOBI­LITÀ DELL’IMPIANTO, spesso accompagnata da DOLORE. Il reperto radiologico può essere poco dirimente.
Eziologia.

Le ipotesi più probabili sono 4:
infezione del sito nel corso delle manovre chirurgiche o anche in un secondo momento, mancato conseguimento di una sufficiente stabilità primaria. A causa della discre­panza del sito post-estrattivo rispetto all’impianto o a causa di una scarsa qualità dell’osso oppure, anco­ra, per un’incongrua preparazione del letto implan­tare. È possibile anche una combinazione di due o più fattori. Prognosi. Dopo la sostituzione dell’impianto, la pro­gnosi rispetto all’osteointegrazioneè favorevole, ma permangono dubbi sull’aspetto estetico in ragione della notevole perdita di tessuti conseguente all’in­fezione. Terapia proposta. Rimozione dell’impianto e attesa di un periodo di guarigione dei tessuti superficiali e profondi di almeno quattro mesi.

HAI POCO OSSO? NON VUOI SOTTOPORTI AD INNESTI, GRANDI RIALZI, RIGENERAZIONE:

Seguono tecniche di innesto d’osso autologo e grandi rialzi del seno mascellare, che noi non utilizziamo.

SEGUONO ALCENE TECNICHE DI PRELEVAMENTO ED INNESTO D’OSSO AUTOLOGO, PER AUMENTARE IL VOLUME DELLE OSSA DEL MASCELLARE ATROFICO, PER POTER SUCCESSIVAMENTE INSERIRE GLI IMPIANTI DENTALI, SE L’INNESTO GIUNGE A BUON FINE CIRCA DOPO 24 MESI

In questa pagina, vi faremo visionare come vengono eseguite le fasi chirurgiche di prelevamento d’osso autologo, nei vari siti anatomici del proprio corpo sia nella fase di asporto e sia in quello di innesto utilizzandolo per aumentare il volume del prorpio osso mascellare durante l’intrvento di implantologia dentale.

Alcune zone anatomiche del proprio corpo, dove vengono prelevate queste porzioni di osso autologo, per poi innestarle nelle zone atrofiche del proprio mascellare oppure della propria mandibola.

  1. Atrofia Mascellare Soluzione Ordinaria Calvaria
  2. Atrofia Mascellare Soluzione Ordinaria Iliaca
  3. Atrofia Mascellare Soluzione Ordinaria Tibia

La mascella atrofica, da sempre risulta per l’implantologo un’rdua sfida. La perdita severa di osso alveolare nei settori anteriori e posteriori del mascellare superiore crea grosse problematiche estetico-funzionali e riabilitative. Le gravi atrofie, infatti, compromettono l’estetica soprattutto nei casi di linea alta del sorriso con uno slivellamento dell’altezza dei denti rispetto ai controlaterali. Inoltre, i rapporti anatomici scorretti tra gengiva e dente in un contesto di fornice ridotto limita di molto l’autodetersione, con impacchettamento dei residui alimentari e ulteriore disagio per il paziente. Anche le manovre di igiene risultano difficoltose, se non impossibili, in assenza di una corretta profondità del vestibolo.

Da sempre le linee guide da intraprendere nei casi di gravi atrofie mascellari, da Protocollo chirurgico sono:

Le più comuni tecniche di rigenerazione ossea che prevedono l’utilizzo dei suddetti materiali sono:

  • Mini rialzo del seno mascellare
  • Grande rialzo del seno mascellare
  • GBR
  • Split crest
  • Ridge Preservation
  • Innesti di osso in blocchi

Alcune di queste soluzioni, per porre rimedio ad un assenza di osso mascellare sia verticale che orizzontale, per poi ricreare la dimensione minima d’osso per poter innestare nuovamente gli impianti dentali, sono gli Innesti di osso utologo in blocchi e prendono in esame alcune osse del corpo umano, come la cresta iliaca, che rappresenta una delle sedi donatrici più frequentemente utilizzate nell’ambito dei prelievi autologhi extraorali.

Tale sito anatomico permette di prelevare una grande quantità ossea sia corticale che cortico-midollare che di sola spongiosa. Con un facile accesso chirurgico si rende disponibile una quantità di osso tale da ricostruire tridimensionalmente gravi atrofie dei mascellari.

L’accesso alla sinfisi mentoniera avviene tramite incisione intrasulculare in gengiva aderente o in mucosa. Un’incisione orizzontale in mucosa parte distalmente al canino ed arriva distalmente al canino contro laterale a circa 2 – 3 mm dalla giunzione muco gengivale, seguita da una dissezione a spessore parziale per circa 3-4 mm in direzione apicale.
Lo scollamento di un lembo a spessore totale espone la zona della sinfisi mentoniera.
Dopo aver disegnato con una matita le linee osteotomiche sulla corticale le stesse saranno poi effettuate con una fresa a fessura, una sega reciprocante, un disco o con un dispositivo piezoelettrico, come osservato più su.
Le linee di osteotomia devono incrociarsi fra di loro per facilitare il distacco del pezzo, e uno scalpello piatto permette di liberare il blocco che verrà posto in soluzione fisiologica fredda.
In condizioni anatomiche normali, si considera possibile prelevare un blocco cortico-spongioso di circa 30x10x5 mm.

Infine il prelevamento dell”osso d’anca autologo, viene prelevata una porzione di osso sufficentemente grande per porre rimedia alla riabilitazione di un’arcate mascellare superiore completa.

  • L’innesto a blocco prevede il prelievo di una parte di osso del paziente dal mento o dall’angolo della mandibola, osso dell’anca; solo in casi più gravi si ricorre al prelievo dell’osso iliaco.
  • Il rialzo del seno mascellare permette di aumentarne l’altezza, grazie all’inserimento di osso autologo o artificiale; nei casi più fortunati, ricostruzione ossea e implantologia si realizzano in un unico intervento.
  • L’espansione di cresta, efficace quando il riassorbimento dell’osso è orizzontale, prevede l’incisione dell’osso contestualmente all’inserimento dell’impianto.
  • La rigenerazione ossea guidata, invece, permette la formazione di nuovo osso, attraverso l’inserimento di materiali riempitivi biocompatibili di origine sintetica, che rendono inutili i prelievi di osso autologo per atrofie di lieve entità.

La correzione delle atrofie ossee può essere effettuata principalmente con quattro modalità; di trattamento:

  • La rigenerazione ossea guidata (GBR)
  • L’innesto a blocco (origine intra o extraorale)
  • L’espansione di cresta (Split Crest)
  • Rialzo del seno mascellare

I materiali per innesto osseo attualmente utilizzati sono:
OSSO AUTOLOGO

  • Innesti ossei di osso autologo (prelevato cioè dal paziente stesso)
  • Membranoso: reperibile nella sinfisi mentoniera, nel cranio o all’interno del cavo orale
  • Encondrale : prelevato dalla cresta iliaca.

OSSO OMOLOGO

  • Extra-orali (anca, teca cranica); innesti ossei di osso omologo (osso di banca, cioè di specie umana)
  • Proviene da individui della stessa specie, ma genotipicamente diversi, si ottiene da cadaveri opportunamente trattati e conservati nelle banche dell’osso.
  • Sono disponibili in tre stati fisici:
  • congelato
  • secco congelato ( liofilizzato )
  • secco demineralizzato congelato

BIOMATERIALI : Ne esistono una gran quantità e varietà, riassorbibili e non, i più comuni: fra i più comuni vi sono il solfato di calcio, i biovetri, l’idrossiapatite, l’osso animale, fino ad arrivare alle più recenti nano-molecole di sintesi e alle cellule staminali.
Le più comuni tecniche di rigenerazione ossea che prevedono l’utilizzo dei suddetti materiali sono:

  • Mini rialzo del seno mascellare
  • Grande rialzo del seno mascellare
  • GBR
  • Split crest
  • Ridge Preservation
  • Innesti di osso in blocchi

CALVARIA:

La calvaria o teca cranica, formata da un osso membranoso molto corticalizzato, si è dimostrata, in particolare negli ultimi anni, una sede donatrice molto adatta alle ricostruzioni complesse dei mascellari a scopo implantologico, grazie alla facilità del prelievo e alla qualità dell’osso, poco esposto nel tempo alla contrazione dimensionale dovuta al riassorbimento.
L’area di prelievo più utilizzata è costituita dall’osso parietale.

La cute e il sottocute non presentano particolarità di rilievo, L’incisione di accesso alla calvaria deve pertanto tenere presente il decorso del tronco principale dell’arteria al fine di evitarne la sezione.
Per evitare il tronco principale dell’arteria, può essere adottata un’incisione emicoronale

In alternativa può essere adottata un’incisione paramediana che decorre parallelamente e lateralmente alla sutura sagittale, estesa dalla sutura coronale verso quella parieto-occipitale

Un’altra struttura “a rischio” è rappresentata dal seno sagittale superiore, che decorre al di sotto della sutura sagittale, in uno sdoppiamento della dura madre.
Se lesa, può provocare una gravissima emorragia, che può penare anche all’exitus.

A-B. Rappresentazione schematica dei vari piani del cranio in regione temporopanetate

  • Diploe.
  • Teca cranica esterna;
  • Pericranio,
  • Arteria temporale profonda;
  • Vena temporale profonda.
  • Muscolo temporale;
  • Fascia temporale
  • Tessuto lasso interfacciale,
  • Fascia temporoparietale;
  • Sottocute;
  • Cute;
  • Teca cranica interna;
  • Arteria e vena temporale superficiale.
  • Arteria e vena temperate media
  1. Nervo auricolotemporale,
  2. Arteria temporale superficiale.
  3. Vena temporale superficiale
  4. Tronco principale del nervo faciale;
  5. Rami del nervo faciale
  • Rami dell’arteria temporale superficiale

D. Dissezione su cadavere della regione temporoparietale
E. Incisione emicoronale di cute e sottocute dove compaiono rami secondari dell’arteria temporale superficiale
F-G. Dissezione al di sopra del pericranio: si possono apprezzare gli strati cutaneo, sottocutaneo e della galea capitis, e del pencranio

  • Arteria temperate superficiale

H. Divaricazione della galea e del pericranio: compaiono il muscolo tem­porale, la teca cranica parietale e l’arteria temporale superficiale.

I. Preparato anatomico che mostra il decorso dell’arteria temporale superficiale e dei suoi rami. (Preparato del prof H. Traxler, Istituto di Anatomia Umana. Università di Vienna)

  1. Sutura coronale;
  2. Sutura sagittale

L-M. Visione della regione parietale dopo scollamento del pericranio sono apprezzabili le suture sagittale e frontoparietale (o coronale).

N-P. Scollamento del muscolo temporale ed evidenziazione della sua superficie profonda, vascolarizzata dalle arterie temporali profonde
Q. Piano osseo della calvaria nelle regioni temporale, parietale e frontale con relative suture.

1) dura madre;
2) calvaria;
3) lembo a tutto spessore del cuoio capelluto,
4) diploe cranica,
5) falce cerebrale;
6) seno sagittale;
7) encefalo

Figura della calvaria in sezione:
R,T. sono visibili i due strati corticali esterno e interno con l‘interposizio-ne della diploe, sulla superficie interna sono visibili le impronte dei vasi epidurali (T)
U-V. La rimozione della dura madre mette m evidenza l’encefalo e, lungo la sutura sagittale, il seno venoso sagittale e la falce cerebrale

A. Dissezione su cadavere con tecnica di
prelievo di calvaria dalla regione parietale
B. Incisione di cute, sottocute e galea con accesso emicoronale; sono chiaramente visibili rami dell’arteria temporale superficiale.
C. Incisione e scollamento del pericranio con esposizione del piano osseo

  • Diploe.
  • Teca esterna.
  • Dura madre,
  • Encefalo,
  • Vasi diploici,
  • Seno sagittale,
  • Teca interna

D-E. Tracciato osteotomico limitato alla corticale esterna e distacco del segmento mediante scalpello.
F. Quando possibile è sempre prudente non rimuovere la corticale interna.
G. Rappresentazione schematica dei diversi piani del cranio che mette in evidenza come nel contesto della diploe siano contenuti numerosi vasi.

  • Encefalo,
  • Dura madre;
  • Diploe;
  • Seno sagittale;
  • Falce celebrale

H-l. il prelievo a tutto spessore espone al rischio di lesioni della dura madre e dell’encefalo.
L. Rappresentazione schematica del decorso del seno venoso sagittale; la sutura sagittale deve essere assolutamente evitata durante il prelievo per il rischio di gravissime emorragie
M. Dissezione anatomica del seno sagittale e della falce cerebrale

O-Q. Simulazione su cadavere di prelievo errato lungo la sutura sagittale con apertura del seno sagittale.

    1. Seno sagittale

ALA ILIACA ANTERIORE:

È in grado di fornire una rilevante quantità di osso sia corticale che spugnoso, maggiore semplicità di modellazione dell’innesto, dato che la corticale è sottile e più facilmente flessibile per seguire la morfologia

Gli svantaggi sono rappresentati da una morbilità postoperatoria più elevata rispetto alla calvaria

F. Il versante di prelievo osseo preferibile è rappresentato dalla corticale mediale dell’ala iliaca anteriore
G-l. In caso di prelievo a tutto spessore è bene creare uno sportello sul quale vengono lasciate intatte le inserzioni muscolari questo viene quindi ribaltato e il prelievo eseguito a tutto spessore.
L. Lo sportello viene quindi riposizionato e fissato all’ala iliaca. La mancata disinserzione dei muscoli migliora e accelera la ripresa di una corretta deambulazione.

  1. Spina iliaca anteriore superiore;
  2. Ala iliaca;
  3. Muscolo obliquo esterno
  4. Muscolo sartorio
  5. Muscolo tensore della fascia lata
  6. Cresta iliaca anteriore

Dissezione su cadavere.
A. Regione dell’ala iliaca anteriore prima della dissezione anatomica
B-C. Dissezione del piano cutaneo e sottocutaneo ed esposizione dei muscoli obliquo esterno, tensore della fascia lata e sartorio

  • Arteria circonflessa iliaca profonda,
  • Legamento inguinale,
  • Muscolo iliaco

D-E. Incisione del piano periostate e identificazione del legamento inguinale e dell’arteria circonflessa iliaca profonda.
F-G. Dissezione del versante mediate ed esposizione del muscolo iliaco.

H-l. Incisione e scollamento delle inserzioni dei muscoli tensore della fascia lata e glutei sul versante laterale dell’ala iliaca.
L. Isolamento del nervo femorocutaneo laterale della coscia.

M-N. Tecniche di prelievo osseo corticospongioso del versante mediale della cresta iliaca anteriore: si noti come il margine anteriore del prelievo si trovi ad almeno un centimetro dalla spina iliaca anteriore e dall’inserzione del legamento inguinale

  • Zona della spina iliaca anteriore

Caso clinico con tecnica di prelievo osseo dall’ala iliaca anteriore.
A-C Atrofia verticale e orizzontale del mascellare superiore sinistro associata a pneumatizzazione del seno mascellare che impedisce l’inserimento di impianti
D. Allestimento del campo per prelievo dall’ala iliaca anteriore destra.
E. Incisione cutanea e sottocutanea che decorre parallelamente alla cresta iliaca partendo posteriormente alla spina iliaca superiore anteriore

F. Esposizione del piano fasciale.
G.H. Esposizione della cresta iliaca e tracciato osteotomico, distacco del segmento osseo dalla corticale mediale e recupero di spongiosa con cucchiaio chirurgico.
L. Sutura intradermica del piano cutaneo e posizionamento di drenaggio aspirante per ridurre il rischio di ematomi.

TIBIA:

Il prelievo dalla tibia rappresenta un’alternativa non tanto ai prelievi da calvarìa e ala iliaca, sicuramente più abbondanti, quanto piuttosto ai prelievi endorali, o come “integrazione quantitativa” di questi ultimi. La tibia fornisce un osso costituito da una spessa componente corticale associata a una spongiosa molto ricca di cellule, anche se non infrequentemente accompagnata da una rilevante componente di tessuto adiposo. La sede di prelievo è rappresentata dal capitello tibiale prossimale nella sua porzione anteriore.

Questo prelievo è diventato piuttosto “popolare* negli ultimi anni in ambito odontoiatrico per la supposta semplicità tecnica e la più facile accettazione da pane dei pazienti rispetto ad ala iliaca e calvaria. Anche in questa sede tuttavia sono presenti strutture anatomiche che devono essere conosciute e rispettate.

A-B. Capitello tibiale presumale e area di prelevo osseo.

1. Tubercolo tibiale

A-B. Rappresentazione schematica del capitello tibiale con evidenziazione della capsula articolare del ginocchio e del muscolo tibiale anteriore e delle inserzioni del muscolo tibiale anteriore e del nervo perontero profondo, strutture anatomiche a rischio nella zona di prelievo osseo.

    1. Legamento rotuleo;
    2. Muscolo tibiale anteriore;
    3. Tibia;
    4. Muscolo estensore lungo dell’alluce;
    5. Muscolo estensore lungo delle dita;
    6. Muscolo peroniero lungo;
    7. Muscolo soleo,
    8. Muscolo tibiale anteriore;
    9. Arteria tibiale anteriore,
    10. Aervo peroniero profondo

C. Dissezione anatomica su cadavere della capsula articolare del ginocchio.
D-E. Esposizione della fascia che ricopre il muscolo tibiale anteriore e sua dissezione.

      1. Muscolo tibiale antenore,
      2. Area del tubercolo tibiale anteriore

F-G. Dissezione del nervo peroniero profondo e dell’arteria tibiale anteriore

        1. Nervo perontero profondo,
        2. Arteria tibiale anteriore;
        3. Muscolo tibiale anteriore

Dissezione su cadavere
A-B. inincisione di cute e sottocute a livello dei capitello tibiale prossimale sul versante anteromediale
C-E. Incisione del periostio ed esposizione del piano osseo sottostante.

F-H. Tracciato osteotomico mediante strumento rotante e prelievo di osso corticale con uno scalpello da osso
I-L. Prelievo della componente spongiosa con cucchiaio chirurgico.

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